Passeggiando a piedi da piazza castello alla Cattedrale

Il castello di Otranto è uno degli esempi più alti e nobili di architettura militare. Finito di realizzare agli inizi del XVI secolo è diventata, nel tempo, un’icona della strategia difensiva dei salentini, attaccati di continuo dai pirati saraceni.

Nel castello aragonese sono custodite le vecchie bombarde con le quali i turchi del generale Akmet Pascià colpirono Otranto durante il tragico attacco del 1480.

Il sacco di Otranto è una delle pagine più terribili della storia di Puglia. I turchi posero sotto assedio Otranto e la espugnarono, conquistandola per circa un anno, prima di essere ricacciati in mare da una coalizione militare di stampo europeo capeggiata da Alfonso d’Aragona.

Otranto era la porta per l’Italia e i turchi lo avevano capito, ma la resistenza degli otrantini fu leggendaria.

A seguito della conquista turca, il castello venne ritoccato, fu aggiunto il contrafforte che guarda a sud est e furono disposti sistemi difensivi innovativi per l’epoca, considerati altamente tecnologici.

Al castello si accede per mezzo di un ponte in pietra che sovrasta i fossati e che consente l’ingresso in un ampio e luminoso cortile, oggi divenuta location privilegiata di convegni, spettacoli e concerti che arricchiscono l’offerta turistica otrantina. Dall’alto delle terrazze del castello si domina il canale d’Otranto in tutta la sua seducente bellezza.

Uscendo dal castello e imboccando la strada di rimpetto, si può arrivare al monumento simbolo di Otranto, la storica e mirabolante basilica Cattedrale, chiamata vecchia signora, perché testimone di antichi segreti. E qui, sul sagrato della chiesa, che l’arcivescovo Stefano Pendinelli, in quel tragico 1480, attese l’orda dei saraceni che avevano messo a ferro e fuoco Otranto. Vestito con i paramenti sacri, mitria in testa e pastorale nella mano destra, quando lo videro i turchi si fermarono intimoriti da così tanta prestanza, poi il comandante dello squadrone gli si avvicinò e con un colpo di scimitarra gli tagliò di netto la testa. La leggenda racconta che nonostante la decollazione il corpo del vescovo rimase in piedi senza vacillare, creando sgomento e confusione tra le file degli assalitori.

All’interno della chiesa cattedrale, la più grande di Puglia per dimensioni interne, sono custodite le ossa degli ottocento martiri otrantini, uccisi dai turchi come ritorsione per non aver rinnegato la fede cristiana. Oggi i martiri sono stati dichiarati santi da papa Benedetto XVI e la cappella che custodisce le ossa è meta di pellegrinaggi quotidiani.

Ma la chiesa realizzata in più riprese e che conserva intatto lo stile romanico è famosa per un altro motivo, perché custodisce una delle opere più strabilianti del mondo. Un mosaico pavimentale di straordinaria importanza storico artistica. Il pavimento composto da decine di migliaia di piccole tessere fu realizzato dl monaco Pantaleone e rappresenta l’albero della vita. La leggenda narra che sul pavimento della cattedrale di Otranto vi sia scritta l’intera storia dell’umanità passata e futura.


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@ grafica di Ivan Sammartino - IWStudio